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Stavolta l’eresia è conclamata: ma la si vuol vedere?

Finora il signore argentino vestito di bianco è stato di un’abilità quasi diabolica nell’evitare di cadere nell’aperta eresia, anche se qualche volta non ha potuto proprio farne a meno; ma sempre avendo l’astuzia di avvolgere le sue parole in un tale alone di ambiguità e di doppi o tripli sensi, da poter poi negare, con la sinistra, quel che ha fatto con la destra. Ora, dopo il cosiddetto viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti, dove i cristiani sono poche migliaia e i cattolici meno ancora, – uno Stato che pur avendo appena un milione e mezzo di abitanti spende in armi 22 miliardi di dollari l’anno, cioè più dell’Italia, e con quelle armi finanzia e alimenta guerre e massacri, anche a danno dei cristiani, dallo Yemen alla Siria, salvo ora presentarsi come campione dell’apertura e del dialogo interreligioso -, il signore argentino quel passo falso lo ha fatto, eccome. Solo che in questi sei anni dalla sua elezione — per non parlare dei sessanta anni che corrono dal conclave del 1958, che mise il soglio di san Pietro nelle mani della massoneria ecclesiastica — il clima del sano cattolicesimo si è talmente inquinato, e la piaggeria e il servilismo degli adulatori della neochiesa massonica hanno raggiunto livelli così inauditi di sfrontatezza e d’indecenza, che l’eresia non viene più percepita come tale, e anzi viene confezionata e presentata al pubblico, cioè ai fedeli, come il non plus ultra dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, vale a dire di quella nuova religione che il Vaticano II aveva prefigurato e che si sta ora delineando sotto i nostri occhi usurpando ancora il nome di cattolica, ma senza più esser tale, bensì un sincretismo di cattolicesimo, protestantesimo, modernismo, illuminismo, radicalismo, filantropismo, pacifismo, ambientalismo, immigrazionismo: un minestrone indigeribile e soprattutto un minestrone pienamente e irrevocabilmente eretico ed apostatico, spacciato, però, ancora e sempre come cattolico. Fino a quando, almeno, perfino quei signori ne avranno abbastanza di questa parola così fastidiosa, "cattolico", e decideranno di gettarla via, come un inutile residuo del passato, che serve solo a perpetuare divisioni, conflitti, odi. Già ora essi hanno iniziato quest’ultima manovra, ad esempio quando il signore argentino afferma, spudoratamente, che Dio non è cattolico; e già da decenni, da subito dopo il Concilio, abbiamo visto e vediamo preti "cattolici" abolire la croce all’esterno delle loro "chiese", e ridurne l’interno a teatrino per veglie di "preghiere" filo omosessuali, per spettacoli blasfemi filo omosessuali, per allestire conferenze di esponenti radicali, abortisti e pro eutanasia, o per trasformarle in dormitori e ristoranti per i poveri, possibilmente sotto i riflettori della stampa e della televisione, e specialmente con la sponsorizzazione della Comunità di Sant’Egidio. Sant’Egidio sta alla scuola di Bologna come la prassi sta alla teoria: in entrambi i casi, si tratta di togliere la spiritualità e il senso del sacro, della trascendenza, della onnipotenza di Dio, per sostituirli con l’umanesimo, con la realizzazione del regno (di Dio? o di che cosa?) già in questo mondo, possibilmente d’amore e d’accordo con massoni, radicali, atei, luterani, islamici e giudei, ma in odio inestinguibile verso gli ultimi, veri cattolici. Entrambi, Sant’Egidio e la Scuola di Bologna, il professor Riccardi e il professor Melloni, l’uno sul piano della carità (di cui ha il monopolio), l’altro sul piano della storiografia, sono in prima fila nel veicolare lo spaccio della falsa chiesa per quella vera, della falsa dottrina per quella vera, del falso papa per il papa vero, naturalmente con l’adesione entusiastica dei mass media e di tutti gli intellettuali, specialmente di sinistra, politically correct, partendo da La Repubblica e arrivando a Rai3.

Dicevamo che il signore argentino, questa volta, non è stato abbastanza accorto da evitare lo scivolone nell’eresia vera e propria; resta da vedere se quello scivolone non sia stato voluto, cioè se non sia stato fatto per utilizzarlo come test: ora la sparo veramente grossa e vediamo che succede. E siccome non è successo niente, almeno fra la parte visibile del clero e fra i media sedicenti cattolici, il signore argentino ha avuto la conferma che l’opera è quasi compiuta: la falsa chiesa ha sostituito quasi del tutto la vera, senza che i diretti interessati se ne siano accorti. Impresa notevole, bisogna riconoscerlo: sfilare il tappeto da sotto i piedi di un miliardo e passa di persone e far sì che si ritrovino, tutte quante, dentro una chiesa che non è più la vera Chiesa, a fare, vedere e ascoltare cose che non sono più cattoliche, evitando che tutta questa gente, o la stragrande maggioranza di essa, si renda conta del gigantesco inganno e dell’inaudito tradimento che è stato perpetrato contro di lei e più ancora contro il nostro Signore Gesù Cristo, che ha effuso il suo Sangue, sulla Croce, non perché i signori della neochiesa sfruttassero il copyright ai loro scopi ma perché si facessero in tutto e per tutto fedeli operai della vigna, e pastori del gregge leali e disposti al sacrificio, pur di tenere lontani i lupi rapaci che minacciano le pecorelle. Non possiamo riportare, per motivi di spazio, l’intero documento che Bergoglio (il quale si firma "Sua Santità") e il Grande Imam di Al Azhar, Ahmad al-Tayyeb, hanno sottoscritto ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019, intitolato: Documento sulla fratellanza umana, per la pace mondiale e la convivenza comune; ne presentiamo qualche estratto affinché il lettore di onesto sentire, indipendentemente dalle sue personali opinioni religiose o intellettuali, giudichi se si tratta ancora di un documento riconoscibile come cattolico, o almeno come accettabile per un cattolico, in quanto sottoscritto da un romano pontefice a nome della Chiesa di Gesù Cristo, oppure no.

In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace.

In nome dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato l’umanità intera.

In nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.

In nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna.

In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre.

In nome della» fratellanza umana «che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.

In nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini.

In nome della libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani, creandoli liberi e distinguendoli con essa.

In nome della giustizia e della misericordia, fondamenti della prosperità e cardini della fede.

In nome di tutte le persone di buona volontà, presenti in ogni angolo della terra.

In nome di Dio e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif — con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica — con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio. (…)

Il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi, tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo. (…)

Questo Documento, in accordo con i precedenti Documenti Internazionali che hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle religioni nella costruzione della pace mondiale, attesta quanto segue:

– La forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità e a risvegliare il senso della religiosità tra i giovani, per difendere le nuove generazioni dal dominio del pensiero materialistico, dal pericolo delle politiche dell’avidità del guadagno smodato e dell’indifferenza, basate sulla legge della forza e non sulla forza della legge.

– La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano. (…)

Questo è ciò che speriamo e cerchiamo di realizzare, al fine di raggiungere una pace universale di cui godano tutti gli uomini in questa vita.

I passi apertamente eretici di questo documento sono più di uno; ma il più esplicito consiste nella affermazione che la sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Si confrontino queste parole e questo concetto, in cui si afferma il principio della libertà e della diversità religiosa, addirittura come volute direttamente da Dio, con ciò che dice Gesù Cristo nella sua ultima commovente, sublime preghiera al Padre celeste, al termine dell’Ultima Cena e poco prima della Passione (Gv 17, 20-26):

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.

Gesù Cristo, dunque, non dice affatto che Dio ha voluto la varietà e la diversità delle fedi religiose; dice proprio il contrario: che tutte le genti dovranno riunirsi nella sola fede dell’unico vero Dio, attraverso la diffusione della sua Parola (non di quella di Maometto, né di alcun altro); prega perché si possa formare una sola famiglia umana, non sulla base della diversità, ma sulla base dell’unità; e prega perché quella unità sia data dalla fede in Dio, mediante il suo Sacrificio cruento, di Lui, vero Dio e vero uomo, offertosi per amore degli uomini. Gesù non parla affatto della libertà religiosa; non la considera come un diritto inalienabile, che gli uomini avrebbero sin dalla nascita, perché non esiste un diritto all’errore e alla menzogna. Tutto il senso della sua Rivelazione viene totalmente travisato se lo si fa passare per un profeta del pluralismo religioso e per un campione dei diritti umani, primo dei quali la pace. Gesù non è un precursore dei segretari generali delle Nazioni Unite; e quando parla della pace, dice chiaro e tondo che la sua pace è diversa da quella che dà il mondo. Dice anche di esser venuto a mettere il figlio contro il padre e il padre contro il figlio, la nuora contro la suocera e la suocera contro la nuora: non è stato abbastanza chiaro? Prima della (falsa) pace e dei (supposti) diritti civili, c’è il dovere, per gli uomini, di cercare la Verità, che è una sola…

Fonte dell'immagine in evidenza: RAI

Francesco Lamendola
Francesco Lamendola
Nato a Udine nel 1956, laureato in Materie Letterarie e in Filosofia all'Università di Padova, ha insegnato dapprima nella scuola elementare e poi, per più di trent'anni, nelle scuole medie superiori. Ha pubblicato una decina di libri, fra i quali L'unità dell'essere e Galba, Otone, Vitellio. La crisi romana del 68-69 d.C, e ha collaborato con numerose riviste cartacee e informatiche. In rete sono disponibili più di 6.000 suoi articoli, soprattutto di filosofia. Attualmente collabora con scritti e con video al sito Unione Apostolica Fides et Ratio, in continuità ideale e materiale con il magistero di mons. Antonio Livi.
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